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18-01-07

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L’ ANGELO

 

Gliel’avevano detto: avrebbe ricordato solo per pochi istanti. Poi, perché la sua missione avesse un senso, avrebbe dovuto dimenticare.

Rammentava ancora i suoni che potevano paragonarsi ad un saluto (Un addio? Un arrivederci? Ma cosa significavano queste parole? Il loro peso attraeva la sua mente, il suo corpo, il suo intero essere verso un’altra dimensione).

C’era ancora tanta luce nei suoi occhi; c’era ancora il ricordo di un dolce calore, di una serenità che, di attimo in attimo, sbiadiva sempre più velocemente, sempre più inesorabilmente in un’atmosfera di panico sconosciuto.

Si sentiva pesante. Fino ad allora la leggerezza aveva permeato tutto il suo spirito; il suo grido era musica. Fino ad allora. Ora, invece, un rantolio incomprensibile si espandeva con un ritmo sempre più incalzante.

Ricordava di aver compreso i segreti. Ma quali?, ora si chiedeva. Poi, improvvisamente, si scordò persino del significato di quella parola.

La sua mente non aveva conosciuto limiti. Nulla era stato troppo difficile. Ma ora, anche la realtà più elementare assumeva proporzioni gigantesche, inaccessibili.

Aveva paura.

Ricordava che anche questo era stato detto: temerai. Temere? Fino a quel momento era stato un verbo riservato ai penitenti, ai colpevoli, a chi aveva disubbidito all’ ”autorità”.

Aveva quindi disubbidito?

Ormai non ricordava più. Il senso di pesantezza, l’oscurità, la paura si stavano impossessando di tutto il suo essere.

Con uno sforzo afferrò il guizzo veloce di un ricordo che si affievolì quasi subito: un tempo (Tempo? Un’altra parola nuova…Non aveva mai conosciuto la distinzione tra l’ieri, l’oggi e il domani. L’infinito, di colpo, rimpiccioliva fuori e dentro) la sua grande forza di volontà aveva posseduto un potere così grande da trasformare ogni cosa. Creava un pensiero dal nulla ed esso si materializzava. Non conosceva limiti. Ora, invece, la sua lucidità scompariva coi ricordi, lasciando il posto ad un desolante senso d’impotenza.

Non sapeva cosa fare.

Solo, avrebbe voluto ritornare indietro.

…ma dove? Non ricordava neppure da dove stava arrivando né tantomeno dove stava andando. Vagava senza mèta alla ricerca di qualcosa. Sapeva che di lì a poco avrebbe dimenticato anche come si volava. Per questo sbatteva le ali il più velocemente possibile. Voleva risollevarsi ancora (Ancora? L’aveva già fatto?), ma si sentiva cadere sempre di più.

Ora la luce era solo un puntino lontano, ma i suoi occhi non riuscivano più a scorgerla. Ostacoli sconosciuti, possenti (sapeva di aver avuto la stessa imponenza, un tempo) frenavano il suo volo.

Ora sentiva anche freddo. Non avrebbe mai creduto che potesse essere così pungente. Il ghiaccio appesantiva le ali, le feriva, le tarpava.

Avvertì la stanchezza e, nel medesimo istante, il ricordo, che subito svanì, di non aver mai conosciuto malesseri in volo. Mai un cedimento, mai una fragilità, mai un’incertezza sulla direzione da prendere. Mai quello strano senso di soffocamento, di mancanza d’aria, perché d’aria era sempre stata la sua consistenza.

Ma ora sentiva il suo corpo acquistare sempre più peso, assumere una sembianza sconosciuta, e vedeva le ossa spuntare lievemente dall’epidermide di luce e sentiva il sangue scorrere all’interno di vene bluastre…e un ticchettio ritmico, regolare, all’altezza del petto…e mentre il cuore cominciava a battere, il suo respiro aumentava affannosamente…e, nonostante il freddo, gocce di sudore imperlarono la fronte alta e pallida.

Continuò a perdere quota.

Si impigliò tra i rami. Per liberarsi scattò verso l’alto con violenza. Il legno penetrò crudelmente nelle carni.

Urlò. Il rombo di un tuono accompagnava il suo precipitare. Una pioggia scrosciante cadde sul suo vestito di luce e il bagliore celestiale si attenuò.

Guardò verso l’alto, cercando di riprendere quota ma un fulmine colpì le sue ali riducendole in cenere.

La luce si spense. Il corpo rimase nudo nell’oscurità.

Urlò ancora. Il dolore era lacerante. Cadde pesantemente nel vuoto, senza sapere dove, senza sapere come…

 

 

…e il suo grido divenne vagito. La sua anima era tornata libera.

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 17-01-07